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Psicofarmaci, quando la droga si traveste da medicamento.

Barbiturici

L'assunzione di barbiturici può causare convulsioni, delirio e allucinazioni; comporta inoltre reazioni individuali piuttosto variabili tra le quali: repentini sbalzi di umore, depressione, spossatezza. I barbiturici, inoltre, determinando vasodilatazione, sono responsabili di perdita del calore corporeo.L'uso ripetuto e protratto di queste sostanze espone al fenomeno della tolleranza e all'instaurarsi di una fortissima dipendenza."

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Barbiturici

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Barbiturici
La sintesi dell'acido barbiturico è da attribuirsi a Adolph von Bayer, un giovane assistente del celebre von Stradonitz Friedrich August che, nel 1864, divenne noto in tutto il mondo per aver intuito la formula del benzene. L'intraprendente ricercatore von Bayer, sperimentando gli effetti dell'acido malonico (contenente ossigeno e sodio oltre all'idrogeno e al carbonio) con altri prodotti organici, provò a mescolarlo con l'urea. Gli effetti di questo preparato furono sorprendenti: la miscela aveva dato luogo alla malonylurea, un potente acido anestetico capace di deprimere una vasta gamma di funzioni vitali.
Nel 1903, Emil Fischer, un altro studioso di chimica organica, scopriva che l'acido barbiturico si poteva trasformare in acido dietil-barbiturico, maggiormente efficace e, per certi aspetti, causa di minori effetti collaterali. Il dottor Willcox, negli anni Venti, scatenò la "battaglia dei barbiturici" in Gran Bretagna. Fino al 1918, in
Inghilterra, l'acquisto e anche la

vendita di barbiturici non erano sottoposti ad alcuna prescrizione né vigilanza. Nel 1964, negli Stati Uniti un milione di americani prendeva pillole per dormire e circa cinque milioni usavano tranquillanti e sedativi. Sia pure a fatica, il concetto della pericolosità si affermò. Nel 1960, la Commissione per gli stupefacenti dell'ONU raccomandò che i barbiturici fossero assoggettati all'obbligo della prescrizione medica. Nel 1971, a seguito della Convenzione di Vienna, furono introdotti nell'elenco dei prodotti ad azione stupefacente. In Italia già la legge 685/1975 regolamentava la fase di produzione/fabbricazione e vietava la libera vendita dei barbiturici.
La Commissione per gli Stupefacenti dell'ONU nel 1960 indicò l'opportunità che i barbiturici fossero assoggettati a prescrizione medica, anche in considerazione del fatto che già in quegli anni milioni di americani ne facevano inopinato uso. Nel 1971 la Convenzione di Vienna segna l'introduzione dei barbiturici fra le sostanze stupefacenti. Tale atto venne recepito anche in Italia e già con la legge 685/75, nel nostro paese la disponibilità di barbiturici è stata regolamentata attentamente.
Generalmente i barbiturici vengono assunti per via orale attraverso pastiglie, capsule o confezioni in gel. Talvolta vengono iniettati, soprattutto da parte di persone già aduse a tale via di autosomministrazione relativamente ad altre sostanze. I barbiturici per via endovenosa sono molto pericolosi poiché, oltre a determinare effetti molto potenziati, hanno un grave impatto sulle vene e sul sistema circolatorio.
I barbiturici, in quanto depressivi del Sistema Nervoso Centrale, rallentano il ritmo cardiaco e riducono l'ampiezza della respirazione; provocano altresì il calo della pressione arteriosa. Psicologicamente i barbiturici, che appartengono alla categoria delle sostanze sedativo-ipnotiche, inducono indifferenza agli stimoli esterni e determinano il sonno. Quest' ultimo, quando è indotto da barbiturici, è caratterizzato dalla contrazione o soppressione delle fase REM, durante le quali normalmente si verifica l'attività onirica; ne consegue un sonno meno ristoratore, con risvegli a volte sgradevolmente segnati da emicrania e malesseri (similmente a quanto avviene per il sonno post-sbornia). Il reiterarsi di episodi simili può condurre a seri disturbi psichici.Gli effetti dei barbiturici hanno durata diversa a seconda delle specifiche molecole (ne sono state prodotte molte): si distinguono sostanze a durata breve (meno di 3 ore), media (dalle 3 alle 6 ore) e lunga (dalle 6 a oltre 12 ore). L'assunzione di barbiturici può causare convulsioni, delirio e allucinazioni; comporta inoltre reazioni individuali piuttosto variabili tra le quali: repentini sbalzi di umore, depressione, spossatezza. I barbiturici, inoltre, determinando vasodilatazione, sono responsabili di perdita del calore corporeo.L'uso ripetuto e protratto di queste sostanze espone al fenomeno della tolleranza e all'instaurarsi di una fortissima dipendenza. In tali condizioni il livello di intossicazione cronica si manifesta con tremori, stati confusionali, amnesie, perdita di coordinazione della muscolatura volontaria (atassia), deficit della capacità di concentrazione e di giudizio. Non sono rare affezioni polmonari, quali bronchiti e polmoniti; possono altresì determinarsi effetti tossici sui tessuti nervosi.La sindrome di astinenza da barbiturici è molto più intensa e pericolosa di quella conseguente all'uso di oppiacei. Inizia a manifestarsi tra le 8 e le 16 ore dall'ultima assunzione con stati d'ansia, insonnia, vertigini, nausea, convulsioni; in seguito possono verificarsi episodi deliranti, allucinazioni angosciose e finanche profonde alterazioni psichiche di tipo paranoico e schizofrenico. Nei casi più gravi l'astinenza da barbiturici è paragonabile al Delirium Tremens degli stati più avanzati di alcolismo. Allo stesso modo si richiedono opportune misure sanitarie per controllarne i gravissimi rischi.L'overdose di barbiturici è estremamente pericolosa: la depressione dei centri regolatori le funzioni cardiaca e respiratoria può tradursi in collassi e morte. In questi casi si passa senza soluzione di continuità da un piacevole torpore, al sonno, al coma, all'arresto cardio-respiratorio . A questo proposito è notevole il fatto che la "finestra terapeutica" dei barbiturici è molto ristretta: ciò significa che la differenza fra dosi tollerabili e dosi letali è piccola. Ad esempio il Pentobarbitale , che viene usato in anestesia a dosaggi di 100 - 150 mg, può causare il decesso già quando ne siano assunti 400 mg. Tale caratteristica, insieme al fatto che la fase di "stordimento" è spesso segnata da compulsività semi-automatica con ripetitivi atti di autosomministrazione, rende molto significativo il rischio di overdose letale.Tristemente noto è l'uso suicidarlo dei barbiturici, le cui caratteristiche farmacologiche purtroppo si sono spesso rivelate adeguate alla realizzazione di estremi atti autodistruttivi.La pericolosità dei barbiturici può essere sensibilmente accentuata dal contestuale consumo di altre sostanze depressive del Sistema Nervoso Centrale, quali l'alcol, gli oppiacei, le benzodiazepine e altri tranquillanti Al giorno d'oggi l'uso clinico dei barbiturici è drasticamente ridotto rispetto al passato, anche perché in gran parte sostituiti dalle benzodiazepine. Alcuni usi residui sono relativi a particolari applicazioni in anestesia (Pentothal), nella cura dell'epilessia (Gardenale) o ad altre situazioni specifiche e limitate . Una specifica molecola, tra i barbiturici, ha segnato la storia recente delle scienze bio-mediche e suggerito approfondite riflessioni sui problemi etici connessi alla ricerca farmacologica. E' il caso del Talidomide, dal cui uso derivarono gravi conseguenze teratogene, determinando focomelia nei neonati le cui madri assumevano con frequenza la specifica sostanza, durante la gestazione. La ricerca farmacologica, per ovviare agli inconvenienti ed ai pesanti effetti collaterali provocati dai barbiturici, ha sintetizzato composti chimici non a base di acido barbiturico.
Queste nuove sostanze hanno in comune con i barbiturici la capacità di causare un certo grado di sonnolenza, sedazione e tranquillizzazione nonché, come conseguenza dei loro effetti deprimenti sui centri nervosi inibitori, una disinibizione e una perdita del controllo di comportamenti acquisiti.
Tra queste sostanze le più note ed usate sono quelle a base di:
metaqualone, conosciuto comunemente come "Mandrax", è usato soprattutto come ipnotico.
Pur essendo una sostanza utile in terapia, nel 1971, a causa di un dilagante abuso, fu posta sotto controllo. Negli Stati Uniti, dove dal 1983 è stata interrotta la produzione farmaceutica, è nota con il nome di "Quaalude".In Italia non sono presenti in commercio specialità della farmacopea a base di queste sostanze. Oltre alle proprietà ipnotico-sedative, il metaqualone possiede azione anticonvulsivante, antispasmodica, anestetica locale, e antitussiva simile a quella della codeina. Presentando analogie con il metadone viene anche usato in casi di emergenza per sostituirlo nelle terapie di detossificazione da eroina. L'uso prolungato di metaqualone provoca tolleranza e dipendenza psichica e fisica. Le dosi di abuso sono comprese tra i 100 mg e i 2 g al giorno. La crisi di astinenza è caratterizzata da gravi convulsioni. La sintesi, non presentando particolari difficoltà, avviene frequentemente in laboratori clandestini sommariamente attrezzati. Il metaqualone si presenta come una polvere appiccicosa bruna, grigia o nera a seconda della qualità e quantità di impurezze presenti. È anche disponibile in compresse o capsule. Si assume solitamente per via orale ma può anche essere associato alla marijuana per essere fumato. Meno frequentemente viene usato come sostanza da taglio per il confezionamento delle dosi di eroina. "Glutemide", particolarmente tossica, con il cui abuso generazioni di americani segnarono gli anni Sessanta. Successivamente introdotta nella farmacopea come ipnotico privo di azione analgesica non trova più attualmente applicazione in terapia per la potenziale induzione di dipendenza soprattutto di carattere psicologico a seguito di uso prolungato. I sintomi dell'intossicazione acuta sono simili a quelli dell'avvelenamento da barbiturici. Viene assunta per via orale spesso ingerendola insieme all'alcol che ne potenzia gli effetti consentendone un miglior assorbimento nei tessuti. La dose letale è generalmente posta tra i 10 e 20 mg. È anche segnalato il consumo di questa sostanza correlato a quello dell'eroina e delle amfetamine attraverso pratiche di abuso che sono causa di numerosissimi decessi.
"Talidomide" considerata un potente sedativo, trovò subito larghissimo impiego fra i consumatori, fin quando, nel 1961, non fu provato che il prodotto, assunto nei primi mesi di gestazione, comportava molto spesso la nascita di bambini deformi.

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