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UBUOPARTITO!
Il partito della coca
Il partito della coca
Il movimento dei cocaleros nato in Bolivia per contrastare il piano Usa  di distruzione delle coltivazioni di coca, è oggi la seconda forza parlamentare
del paese.  E il loro leader,
Evo Morales, è dato come il favorito per le presidenziali  del 2007.
Genesi e speranze
di una nuova sinistra.
di Oscar Guisoni
da La Paz           

Il mondo iniziò a sentir parlare di loro il 30 giugno del 2002, quando il sino
ad allora sconosciuto Evo Morales, candidato alle presidenziali di
un'altrettanto sconosciuto Movimento al socialismo, non vinse per una manciata
di voti la presidenza della repubblica.
Morales è la figura più emblematica del movimento dei coltivatori di coca, un
gruppo di contadini di origine aymara che si oppone con il sangue e con il fuoco
nei tropici sudamericani alla decisione degli Stati Uniti di affrontare il
problema della coca distruggendolo alla radice.
Il sindacato dei cocaleros
Da quando, all'inizio degli anni '80, gli Stati Uniti scoprirono quale pericolo
rappresentasse per la loro egemonia nella regione la comparsa di un gruppo
capace di concentrare tanto denaro come il narcotraffico, la vita dei
coltivatori di coca iniziò a valere meno di niente.
Ma i cocaleros si organizzarono in sindacati, per opporsi allo sradicamento
forzato promossa da Washington e orchestrato dalle forze militari boliviane, con
il risultato di una cinquantina di morti ogni anno, mentre in meno di dieci anni
la politica del paese iniziò a ruotare intorno a loro.
Oggi, il movimento di Evo Morales è la seconda forza parlamentare del paese; si
è imposto nelle ultime elezioni in 4 dei 9 dipartimenti in cui si divide la
Bolivia; ottiene consensi non solo fra i contadini che coltivano coca nella
regione del Chapare (nel centro del paese), ma anche tra i settori progressisti
di La Paz, sede del governo nazionale, e rappresenta la speranza politica della
sinistra locale, che mai avrebbe immaginato di rinascere in modo così bizzarro.
I cocaleros di Morales sono la bestia nera per l'ambasciata americana e per la
classe politica che governa il paese dal ritorno della democrazia, nel 1982.
La maledizione dell'uomo bianco
Persino i più conservatori fra gli analisti politici boliviani, come Carlo
Toranzo o Fernando Molina, riconoscono che la distruzione forzata di coca
rappresenta un problema difficile da risolvere in uno dei paesi più poveri del
continente. Dall'inizio degli anni '80, la produzione di cocaina cominciò a
rivestire un ruolo importante all'interno dell'economia locale, fino a
raggiungere il 10% del Pil, stimato in 5.000 milioni di dollari.
Dalla fine degli anni '80, gli Stati Uniti iniziarono a far pressioni sul
governo perché affrontasse la questione, ma hanno dovuto aspettare che arrivasse
al potere il generale Hugo Banzer, ex dittatore del paese dal '71 al '77. Banzer
vinse le elezioni presidenziali nel 1997, avviando una politica repressiva in
accordo con le esigenze di Washington. In particolare, incrementò il "Piano
dignità" che consisteva nel sovvenzionare di 500 dollari quei cocaleros che
cessavano volontariamente la coltivazione. In teoria, i contadini dovevano
vivere coltivando prodotti tradizionali del tropico, di scarso valore
commerciale.
Il piano fu rifiutato dai cocaleros che preferirono continuare un commercio che
rende 8-9 volte di più dell'agricoltura tradizionale. Inoltre, la foglia di
cocaina possiede un valore sacro per la cultura aymara, che la coltiva dai tempi
antichi e le attribuisce poteri terapeutici e religiosi. Gli antichi incas,
secondo una leggenda, chiesero alla foglia di maledire gli uomini bianchi che li
stavano conquistando e schiavizzando. La maledizione cominciò ad attuarsi negli
anni 50, quando il consumo di coca si diffuse fra le classi agiate dei paesi del
Nord, che gli aymara indicano come i discendenti dell'impero spagnolo.
La rivincita di Morales
I sindacati dei cocaleros hanno dato la prima prova di forza nell'aprile 2000,
appoggiando una rivolta indigena nata sull'altopiano ad opera dell'ex
guerrigliero Felipe Quispe. Bloccarono la strada principale che collega la ricca
Santa Cruz de la Sierra con Cochabamba, arteria dalla quale passa la maggior
parte della produzione nazionale, riempiendola di pietre da parte a parte,
evitando così le azioni repressive dell'esercito. Già nel '97 avevano scelto
come leader Evo Morales, deputato della loro circoscrizione, che presto si
trasformò nel più polemico di tutto il parlamento. Alla vigilia delle elezioni
del 2002, un oscuro processo legislativo sostenuto da deputati collusi con
l'ambasciata americana spodestò Morales dalla sua seggiola, candidato alla
presidenza, nel tentativo di screditarlo davanti all'opinione pubblica.
L'effetto ottenuto fu esattamente opposto. Morales cominciò a salire nei
sondaggi, tra l'incredulità e la preoccupazione dell'unica ambasciata del paese
che ha il potere di eleggere il ministro dell'interno o di stroncare la carriera
di un politico semplicemente negandogli il visto.
Morales arrivò secondo, a soli due punti percentuali dal presidente eletto
Gonzalo Sanchez de Losada: l'ambasciatore americano Manuel Rocha chiese
esplicitamente che non si votasse per Morales, senza mai chiarire le motivazioni
di una tale interferenza. Il governo, per la prima volta negli ultimi 20 anni,
si trovò con un'opposizione di sinistra legata nelle sue origini ai coltivatori
di coca e con una capacità di mobilitazione sociale inusuale.
Un "vero" partito
Da quando Morales si è affermato nei sondaggi come l'uomo con più possibilità di
vincere le presidenziali del 2007, l'attacco dei media non è più cessato.
All'inizio di quest'anno, sotto la pressione dei suoi primi sostenitori che non
comprendono i modi e i metodi della democrazia occidentale, Morales è tornato
alla protesta di strada bloccando il paese con le pietre sulla strada. Per la
maggior parte della società boliviana, il suo ha smesso di essere un partito
     cocalero e tutti aspettano che si trasformi in una vera alternativa di potere,
     diversa dai tradizionali partiti neoliberali che hanno governato il paese dal  92.
Morales deve però dimostrare di saper affrontare altri problemi oltre alla
    coca. Per gli Usa, che vedono naufragare la loro politica antidroga nel marasma
    del conflitto colombiano, Morales è una minaccia. Mentre per molti
   Latinoamericani, che hanno visto emergere figure politiche non del tutto gradite
      a Washington, come Lula in Brasile, Kirchner in Argentina, Chavez in Venezuela e
    Gutierrez in Ecuador, Evo Morales è diventato un rappresentante dell'opposizione
    alla politica dell'impero nella regione, che ha favorito l'aumento della povertà
      e provocato un disastro economico.
        A colloquio con Morales
      A quarantadue anni Evo Morales Ayma comincia appena a valorizzare le
      qualità e la filosofia della vita di suo padre. Dionisio Morales per anni
      coltivò il sapere della comunità aymara alla quale appartiene.Allora
      ciascun aspetto della società, dall'agricoltura, la politica e
      l'organizzazione sociale era d'interesse dell'intera comunità
      Cosa l'ha spinta a far politica?
      Nel 1980, durante la dittatura del generale Luis Garcia Meza, dovetti
      migrare nel Chapare. Accaddero molte cose, ma l'episodio che mi colpì di
      più fu quando bruciarono vivo un compagno coltivatore di coca. Lo
      accusarono di narcotraffico, lo cosparsero di benzina e gli diedero fuoco.
      Fino a quel momento credevo che il governo, in quanto autorità, fosse come
      un padre.
      Lei in Bolivia, Lula in Brasile, Chavez in Venezuela, Gutierrez in
      Ecuador: è lo stesso fenomeno politico?
      Ci sono delle differenze. Chavez ha un programma molto diverso da Lula per
      quanto riguarda l'atteggiamento verso l' economia neoliberale. Nel caso di
      Gutierrez, mi spiace dire che i compagni quechas sono preoccupati per la
      sua ambiguità di fronte al modello economico. Molti pensano che Lula
      sposterà l'ago della bilancia a favore delle politiche sociali e contro il
      modello neoliberale. Sarà così solo se, come ha promesso, rafforzerà il
      Mercosur e non l'Alca. Senza il Brasile non c'è l'Alca per l'America
      Latina. Se Lula farà ciò che ha detto, ci sarà un gran movimento contro la
      politica di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, che tendono a
      concentrare la ricchezza in poche mani.
      Quali obiettivi ha il movimento dei contadini latinoamericani?
      Chiediamo l'instaurazione del Pachacuti, cioè il ritorno a una forma di
      vita collettiva propria della nostra cultura. "Pacha" è la terra e "Cuti"
      è il ritorno. La cultura occidentale e l'industrializzazione stanno
      distruggendo la madre Terra. Perciò, l'economia va subordinata a politica
      e ambiente. È questa la proposta del Pachacuti.
      Carlos Morales, La Prensa de La Paz  comprendono i modi e i metodi della democrazia occidentale, Morales è tornato alla protesta di strada bloccando il paese con le pietre sulla strada. Per la maggior parte della società boliviana, il suo ha smesso di essere un partito cocalero e tutti aspettano che si trasformi in una vera alternativa di potere,  diversa dai tradizionali partiti neoliberali che hanno governato il paese dal
'   92. Morales deve però dimostrare di saper affrontare altri problemi oltre alla
    coca. Per gli Usa, che vedono naufragare la loro politica antidroga nel marasma
    del conflitto colombiano, Morales è una minaccia. Mentre per molti
   Latinoamericani, che hanno visto emergere figure politiche non del tutto gradite
      a Washington, come Lula in Brasile, Kirchner in Argentina, Chavez in Venezuela e
    Gutierrez in Ecuador, Evo Morales è diventato un rappresentante dell'opposizione
    alla politica dell'impero nella regione, che ha favorito l'aumento della povertà
      e provocato un disastro economico.
      A colloquio con Morales
      A quarantadue anni Evo Morales Ayma comincia appena a valorizzare le
      qualità e la filosofia della vita di suo padre. Dionisio Morales per anni
      coltivò il sapere della comunità aymara alla quale appartiene.Allora
      ciascun aspetto della società, dall'agricoltura, la politica e
      l'organizzazione sociale era d'interesse dell'intera comunità
      Cosa l'ha spinta a far politica?
      Nel 1980, durante la dittatura del generale Luis Garcia Meza, dovetti
      migrare nel Chapare. Accaddero molte cose, ma l'episodio che mi colpì di
      più fu quando bruciarono vivo un compagno coltivatore di coca. Lo
      accusarono di narcotraffico, lo cosparsero di benzina e gli diedero fuoco.
      Fino a quel momento credevo che il governo, in quanto autorità, fosse come
      un padre.
      Lei in Bolivia, Lula in Brasile, Chavez in Venezuela, Gutierrez in
      Ecuador: è lo stesso fenomeno politico?
      Ci sono delle differenze. Chavez ha un programma molto diverso da Lula per
      quanto riguarda l'atteggiamento verso l' economia neoliberale. Nel caso di
      Gutierrez, mi spiace dire che i compagni quechas sono preoccupati per la
      sua ambiguità di fronte al modello economico. Molti pensano che Lula
      sposterà l'ago della bilancia a favore delle politiche sociali e contro il
      modello neoliberale. Sarà così solo se, come ha promesso, rafforzerà il
      Mercosur e non l'Alca. Senza il Brasile non c'è l'Alca per l'America
      Latina. Se Lula farà ciò che ha detto, ci sarà un gran movimento contro la
      politica di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, che tendono a
      concentrare la ricchezza in poche mani.
      Quali obiettivi ha il movimento dei contadini latinoamericani?
      Chiediamo l'instaurazione del Pachacuti, cioè il ritorno a una forma di
      vita collettiva propria della nostra cultura. "Pacha" è la terra e "Cuti"
      è il ritorno. La cultura occidentale e l'industrializzazione stanno
      distruggendo la madre Terra. Perciò, l'economia va subordinata a politica
      e ambiente. È questa la proposta del Pachacuti.
      Carlos Morales, La Prensa de La Paz

     Volontari per lo sviluppo - Novembre 2003
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