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  GUARDA  L'AUTOGRAFO
CHE MI HA FATTO Mr Nice
     QUANDO LAVORAVO
     NELLE SUE SERRE

43 nomi falsi, 89 linee telefoniche, 25 società di copertura... Howard Marks, che è stato l'-uomo più ricercato della Gran Bretagna, ha trafficato tonnellate di hashish per milioni di dollari.
Mr Nice - uno dei tanti nomi falsi assunti dall'autore - è l'autobiografia, scritta con humour tutto britannico, di Howard Marks. La vicenda ha inizio con esilarante narrazione delle turbe adolescenziali del brillante studente dì provincia che riesce ad approdare a Oxford. Qui si getta a capofitto nel «sex and drugs, and rock'n'roll» per arrivare infine a Londra, la capitale delle culture alternative degli anni Sessanta.
Reclutato dai servizi segreti britannici, ha contatti con VIRA la CIA, la mafia e le triadi asiatiche, senza che il suo fascino e i suoi ideali non violenti vengano meno. Catturato infine, a seguito di una caccia all'uomo in 14 paesi, viene estradato dalla DEA negli USA.
Se non si trattasse di una storia vera sembrerebbe di leggere il copione di un avvincente film d'azione.
Loaded: «Al confronto Peter Fan è un vecchio rimbambito con la malattia del sonno»
Le Monde: «ìbMarco Polo della droga»
\   HowardMarksenatoaKenfigHill.nelGalles.il 13agostodel 1945.
LJ   Laureatosi in fisica a Oxford, abbandona la carriera accademica per
J   dedicarsi al traffico di hashish. Dopo aver scontato sette anni di
carcere (alcuni dei quali nel durissimo penitenziario statunitense
di Terre Haute, nell'Indiana), vive oggi tra Londra e Maiorca.

Cominciavo a essere a corto di passaporti, di quelli che avrei potuto usare. Intendevo andare a San Francisco, qualche settimana dopo, per ritirare parecchie centinaia di migliaia di dollari da qualcuno interessato a sfruttare le proprie conoscenze, sia con me che con un compiacente funzionario della dogana statunitense, che lavorava nel settore importazioni dell'aeroporto internazionale di San Francisco.
Alcuni anni prima ero stato dichiarato l'uomo più ricercato della Gran Bretagna, un trafficante di hashish con documentati legami con la mafia italiana, la Brotherhood of Eternai Love, TIRA e i Servizi Segreti Britannici. Una nuova identità era vitale. Avevo già assunto circa venti diverse identità, la maggior parte delle quali avvalorate dall'esistenza di un passaporto, di patente di guida o altro tipo di documento comprovante la mia esistenza. Tali identità, tuttavia, erano state scoperte da amici/nemici o compromesse dalla mia presenza in qualche pista sospetta che serpeggiava nei meandri di un traffico di recente data.
Guidammo fino a Norwich. Dopo un paio di imbarazzanti incontri con intermediari, fui presentato a una persona gentile, un tizio di nome Donald. Non riuscivo a capire se fosse uno che beveva, che si faceva oppure no. La sua cucina non lasciava trapelare alcun indizio. Sembrava normale, a eccezione degli occhi, sfuggenti come quelli dei "cattivi".
«Qui fuori possiamo parlare in privato», mi disse, conducendomi nel capanno degli attrezzi del giardino.
«Ho bisogno di un passaporto, Don, di uno che sia a prova di qualsiasi controllo».«Puoi prendere il mio. Non ne avrò bisogno, ma c'è un problema».
«Quale?»
«Ho appena scontato dodici anni di condanna all'ergastolo per omicidio».
I condannati per omicidio, sebbene siano indubbiamente gente con la fedina penale sporca, sono di rado dichiarati indesiderati al confine di un paese. Vengono considerati una minaccia solo nei confronti dei sìngoli individui piuttosto che pericoli per l'intera società. Quest'ultima definizione, infatti, tendeva a essere riservata solo agli spacciatori e ai terroristi.
«Ti darò mille dollari», dissi, «qualche altro biglietto da cento di tanto in tanto, quando avrò bisogno di una maggiore copertura».
Pensavo a una patente di guida, alla tessera dell'assistenza medica, a quella della biblioteca locale. Un passaporto senza alcun altro elemento di identificazione che lo accompagni rimane sospetto. La tessera d'accesso al circolo del biliardo locale, ottenibile a buon mercato e senza alcuna prova di identità, è sufficiente a convalidare la propria credibilità.
«È il migliore affare che mi sia stato offerto».
«Come ti chiami di cognome, Don?» gli chiesi. Nel passato sono stato incasinato con cognomi terrìbili.
«Nis».
«Come si scrive?»
«N -1 - C - E, proprio come quella città sulla Riviera».
Come Don pronunciasse il suo cognome era una sua scelta. Sapevo, tuttavia, che io lo avrei pronunciato in maniera diversa. Stavo per diventare Mr Nice.


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