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Anche gli svizzeri rubano La vicenda dei due finanzieri svizzeri arrestati per truffa
Da metà settembre del 2003 a metà marzo di quest'anno: sei mesi di carcere in attesa del processo. ln Svizzera paradiso della finanza, non capita spesso chedue banchieri trascorrano per intero in cella il periodo massimo di carcerazione preventiva consentito dalla legge. A Lugano però i magistrati sono convinti che gli ex gestori di patrimoni Fabrizio Donati e Pierluigi Gallo, accusati di truffa, amministrazione infedele e altri reati minori, possano contribuire a sciogliere una volta per tutte un rebus finanziario a dir poco complicato: decine e decine di operazioni sospese, quasi tutte ai danni di clienti italiani che nell'arco di alcuni anni avrebbero perso molti milioni di euro. L'inchiesta per ora è tutta svizzera ma c`e chi pensa a dei risvolti italiani. Infatti ad un centinaio di chilometri più a sud del confine di Chiasso, al quartier generale della Popolare di Lodi. da quelle parti co- noscono bene i due banchieri sotto accusa. Se non altro perché Donati e Gallo, al- meno fino all'inizio del 2002, erano tra i manager di punta della Bipielle Suisse, la filiale luganese della banca guidata da Gianpiero Fiorani. Nello stesso tempo, però. la coppia di intraprendenti finanzieri ticinesi tirava le fila anche della Ivar invest. un'altra società luganese che gestiva il denaro di numerosi investitori lombardi. I rapporti tra la Ivar e la Bipielle Suisse erano all'ordine del giorno. Tanto che, secondo quanto sta emergendo dalle indagini, proprio I'istituto svizzero si sarebbe trovato al centro di una girandola di affari irregolari. Numerosi documenti acquisiti dai procuratori pubblici Emanuele Stauffer e Gio- vanni Maria Tatarletti dimostrerebbero che i conti di alcuni clienti della Bipielle Suisse sarebbero-stati svuotati all'insaputa un dei clienti stessi, a cui venivano presentati va rendiconti contraffatti. Le origini della vicenda risalgono ad alcuni anni fa e la banca sarebbe poi corsa ai ripari tappando le l r falle nei depositi degli ignari investitori. "noi non c'entriamo" dicono a Lodi. Sottolineando che i due manager indagati da tempo non làvorano più nel gruppo Bipielle.Nei lunghi mesi di detenzione ,però, Donati e Gallo sono stati più volte interrogati dai magistrati e il raggio d'azione dell'inchiesta ha finito per allargarsi di molto. Un segnale chiaro della svolta investigativa è arrivato nelle settimane scorse, quando alla procura di Lugano è cominciata una lunga sfilata di amministratori, dirigenti ed ex dirigenti della filiale svizzera della Popola re di Lodi. Tra gli altri, Stauffer e Tatarlet hanno raccolto le testimonianze del vice- ti. presidente Paolo Maymont, di Fabio Conti, vicepresidente fino all' anno scorso, e di la ' Erminio Pezzini, direttore centrale controlli dell'intero gruppo Bipelle A quanto sembra, però, i confini dell'inchiesta si sarebbero allargati addirittura Oltre atlantico, verso il Brasile, dove sarebbero state costituite società che avrebbero fatto da sponda all'operazioni sospese. Non sembra casuale, quindi, che i procuratori abbiano ascoltato anche Pierluigi Mango, un manager a lungo residente nel Paese sudamericano. Alcuni testimoni si sono trincerati dietro una lunga serie di non ricordo ''. Altri invece hanno fornito precisi riscontri e conferme alla documentazione già raccolta dagli investigatori. I manager della Bipielle, da parte loro, non hanno mancato di far notare che l'eredità della passata gestione si è rivelata difficile da gestire. La Popolare di Lodi è infatti sbarcata a Lugano tra il 1998 e il 1999 rilevando dalla famiglia Bassani il controllo della Banca -Adamas, poi ribattezzata Bipielle Suisse. E proprio la trans- izione dai vecchi ai nuovi proprietari avrebbe creato difficoltà e problemi. Questa spiegazione non sembra però aver convinto del tutto i magistrati. Per il momento appare difficile spiegare con il semplice disordine amministrativo alcune operazioni concluse ai danni dei clienti. Cosi come sembra quantomeno singo- lare che tra il 1999 e il 2002 i vertici della Bipielle Suisse, nel cui consiglio di am-ministrazione figura anche Fiorani, abbiano tardato a prendere provvedimenti di fronte ai segnali d'allarme lanciati da alcuni manager dell'istituto. L'inchiesta, quindi, continua. E nelle prossime settimane sono in programma nuovi interrogatori. E nuovi viaggi di manager importanti sulla strada da Lodi a Lugano.. By L'ESPRESSO
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