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Il conte e l'ippopotamo Ricche provvigioni. Intermediari macedoni. Soci italiani. Un libro del giornalista Francesco Bonazzi ricostruisce il giallo Telekom Serbia tra mediazioni, contratti segreti presunti supertestimoni e depistaggi.... Esce il 20 aprile 'Telekom Serbia. L'affare di cui nessuno sapeva', scritto dal giornalista de 'L'espresso' Francesco Bonazzi per Sperling & Kupfer. Il libro offre una ricostruzione della vicenda in una duplice chiave: l'affare in sé, con il suo groviglio di trattative, mediazioni e contratti segreti; e l''affaire' politico-giudiziario, alimentato da presunti supertestimoni e depistaggi. Anticipiamo qui un brano del capitolo 'La compagnia del mangime', nel quale si racconta la storia della società macedone che incassò da Telecom Italia una superconsulenza da 30 miliardi di lire. L'affare, sul quale sono in corso inchieste della magistratura ordinaria e del Parlamento, riguarda l'acquisto del 29 per cento di Telekom Serbia, avvenuto nel giugno del 1997 al prezzo di 878 miliardi. Il pacchetto di azioni è stato poi rivenduto a fine 2002 per l'equivalente di 378 miliardi.
Il 5 giugno del 1997, Telecom Italia firma un contratto con la Makedonian Environment, società a responsabilità limitata che risulta iscritta nel registro delle imprese di Skopie dal 23 febbraio 1995. Nel contratto, gli italiani riconoscono alla società macedone "di aver svolto attività di consulenza con una certa regolarità negli ultimi 16 mesi per il programma di privatizzazione delle telecomunicazioni serbe". In cambio di tali servigi, Telecom s'impegna a versare "15 miliardi entro 15 giorni lavorativi dalla chiusura dell'affare e altri 15 miliardi entro 10 giorni dal primo anniversario". Le scadenze sono rispettate con due pagamenti effettuati il 2 luglio del 1997 e il 23 giugno del 1998 sul conto numero 7163975 della Banque Leu di Ginevra (...). Il rapporto tra Telecom e Mak presenta tutta una serie di stranezze che sono tra gli aspetti meno esplorati dello scandalo serbo. Una prima anomalia risiede in quella che, con brutta parola, nel mondo degli affari, viene chiamata 'tempistica'. Il closing di Telekom Serbia avviene il 10 giugno del 1997. Datare il contratto di una consulenza che si è protratta per 16 mesi solo cinque giorni prima dell'affare al quale si riferisce è pratica che lascia di sasso chiunque si occupi di fusioni e acquisizioni. E comunque, postdatare di così tanto le consulenze non era neppure una pur censurabile prassi seguita all'interno del gruppo Telecom.
Una seconda stranezza è che la consulenza sia pagata tutta e solo come 'success fee', ovvero senza riconoscere costi e spese vive (biglietti aerei, soggiorni in albergo, eccetera) indipendentemente dal buon esito dell'affare. È infatti normale che qualsiasi professionista serio e prudente si faccia rimborsare le spese 'a prescindere'. Esattamente come hanno fatto Ubs e gli studi legali coinvolti nell'affare. Invece la Mak non ha presentato alcun rimborso spese. Proprio dei gran signori. Una terza grave anomalia riguarda la ragione sociale della Mak, che risultava iscritta al registro delle imprese macedoni come società agricola attiva nell'import-export di mangimi per animali (salvo poi sparire già nel 1998). In effetti, la Mak è di proprietà di un grosso agricoltore di nome Gjordje Miladinovski, che ovviamente con i telefoni non c'entra nulla. E neppure fa l'avvocato o il consulente. Ma alla vigilia dell'affare Telekom, il commerciante di mangimi Miladinovski concede una procura da legale rappresentante della società a un suo vecchio amico che ha fatto fortuna in Italia con le agenzie di viaggio. Si tratta di Srdja Dimitrijevic, un settantenne professore di scienze biologiche che vive a Roma da una ventina d'anni e che gli amici chiamano 'Sergio l'ippopotamo', per via del suo quintale abbondante di simpatia. Sarà proprio Dimitrijevic a incassare la ricca provvigione Telecom e a dividerla poi con un socio italiano, il cosiddetto conte Gianni Vitali (...). Ora, bisogna domandarsi se quei 30 miliardi siano una cifra sensata. A prima vista, tutti quei soldi fanno un certo effetto. Perché si tratta di una somma dieci volte superiore a quella incassata dagli advisor di Ubs, una delle più famose banche del mondo. Archiviato 'l'incidente' Marini, per la commissione Telekom Serbia aprile avrebbe dovuto essere il mese della verità. Invece rischia di essere il mese delle assenze, delle verità intermedie e dei misteri buffi. Assenze, perché sono tre mesi che le opposizioni hanno abbandonato la Commissione e sembra ormai escluso che si presentino a San Macuto Piero Fassino (audizione prevista per il 20 aprile) e Romano Prodi (24 aprile). Verità intermedie, perché il 28 aprile i 'giapponesi di San Macuto' (così li chiamano i diessini) approveranno una relazione definita appunto intermedia, nonostante la Commissione operi da luglio 2002 e debba chiudere i battenti tra due mesi. Ma le elezioni incombono e tutto fa brodo. Già, ma che pietanza hanno cucinato nelle stanze del presidente Enzo Trantino? E qui inizia il mistero. Pare che si tratti di 150 pagine pepate, specie sulle responsabilità politiche dell'operazione da 900 miliardi di lire. L'aspetto più bizzarro è che la bozza di relazione è secretata ed è consultabile solo nella stanza di Trantino. Che, forse, si fida poco dei suoi stessi 'giapponesi'.
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