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EFFETTI DESIDERATI
Uno stato di benessere diffuso, la scomparsa di angosce e timori, l'annullamento del dolore fisico.
Chi assume eroina per vena ricerca in particolare il flash, una sensazione improvvisa e acuta di euforia, benessere e calore.
EFFETTI L'effetto più caratteristico degli oppioidi è quello di ridurre la sensibilità e la risposta emotiva al dolore, all'ansia, al disagio. Come analgesici, sono assolutamente insostituibili.
Effetti collaterali frequenti sono la nausea e il vomito (specie le prime volte), e soprattutto la stitichezza.
In medicina si usano anche come antidiarroici e calmanti della tosse. Gli oppioidi - specie nell'uso cronico - interferiscono solo in modo trascurabile con le funzioni intellettuali e il coordinamento neuromuscolare. Una dose elevata provoca un sonno pesante, ma una vera overdose può provocare la morte.
Non tutte le persone trovano piacevoli i loro effetti, soprattutto le prime volte. Ma per alcuni la sensazione di isolamento, contentezza e pace in un mondo ovattato - in cui scompaiono preoccupazioni, tensioni, paure, mentre i pensieri diventano leggeri e liberi, i desideri si annullano, si viene in qualche modo dominati da ottimismo e soddisfazione di sé e del mondo, e ogni cosa è "come dovrebbe essere" - può essere molto attraente o addirittura irresistibile.
Molti non vanno oltre qualche "esperimento", molti continuano ad assumerli solo saltuariamente, ma alcuni diventano consumatori quotidiani, andando incontro a "tolleranza" e "dipendenza". La depressione respiratoria
Un caratteristico effetto secondario degli oppioidi sul SNC - molto importante perché potenzialmente pericoloso - è la depressione respiratoria, che si manifesta per azione diretta di questi farmaci sui centri nervosi che controllano gli automatismi del respiro." L'effetto depressivo massimo si osserva 5-10 minuti dopo un'iniezione endovenosa o 30 minuti dopo un'intramuscolare, e può durare anche 4-5 ore. Anche piccole dosi hanno un qualche effetto sulla respirazione, e dosi tossiche possono ridurre la frequenza a soli 3-4 atti respiratori al minuto. Nel caso di un sovradosaggio di oppioidi, se il paziente è cosciente, è spesso in grado di respirare a comando - ma non appena viene abbandonato a se stesso "se ne dimentica". Ovviamente, quando la depressione respiratoria è grave, si può arrivare rapidamente all'asfissia e alla morte. Il rischio di una grave depressione respiratoria è significativamente aggravato dall'uso combinato di oppioidi con alcool o altre sostanze depressive del SNC.
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L'azione analgesica
"Divinum est opus sedare dolorem" - calmare il dolore è opera divina - dicevano i medici antichi: e forse a questo si riferiva William Osler, uno dei padri della medicina moderna, quando chiamava la morftna "God's omn medicine" - la medicina che Dio usa per sé. L'effetto più importante degli oppioidi - e quello per cui ancora oggi essi sono insostituibili - è il loro potente effetto analgesico, che caratteristicamente riguarda anche tutte le manifestazioni affettive (ansia, agitazione, paura) legate al dolore. Pochi minuti dopo la somministrazione di morfina per via endovenosa il dolore scompare o comunque diventa meno tormentoso, e il paziente si sente più tranquillo e sereno. Viene facilitato il sonno. L'analgesia indotta dagli oppioidi non si accompagna a disturbi delle altre modalità sensoriali, e anche a dosi elevate, a differenza di ciò che accade con altri sedativi centrali come l'alcool o i barbiturici, non si manifestano alterazioni delle funzioni mentali superiori, instabilità emotiva, difficoltà nell'articolazione della parola o perdita del coordinamento, motorio.'
Se non vi sono controindicazioni specifiche (insufficienza respiratoria, gravi emorragie, ecc.), l'uso di morfina e altri oppioidi "maggiori" nel dolore acuto moderato o grave è in genere assolutamente sicuro, e la loro efficacia incomparabilmente maggiore di quella degli altri analgesici. Solo il pregiudizio negativo che è seguito alle restrizioni legali ne ha oggi ridotto l'impiego - particolarmente in Italia - molto al disotto di quanto sarebbe ragionevole e desiderabile (p.es. nel dolore postoperatorio o post-traumatico). Ma anche l'uso nel dolore cronico deve essere profondamente rivalutato. Contrariamente a quanto comunemente si crede, e come si vedrà meglio più avanti nel paragrafo dedicato alla tossicità cronica, l'uso di oppioidi puri, anche se continuato per anni, è molto sicuro e privo di etti tossici o dannosi per l l`organismo. Alcuni degli effetti collaterali più fastidiosi, come la sonnolenza, la nausea, il vomito, tendono a ridursi o a scomparire dopo le prime somministrazioni, e altri, come la stitichezza, possono essere tenuti sotto controllo. In queste condizioni, la terapia del dolore può essere continuata indefinitamente. II problema della "tolleranza" - la tendenza alla diminuzione degli effetti di una determinata dose di analgesico nella somministrazione cronica - è quasi sempre meno marcato di quanto generalmente si pensi, e può essere comunque superato con un adeguamento delle dosi. Non ci sono problemi ad aumentare indefinitamente le dosi di
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morfina, a seconda delle necessità del paziente. Nelle parole di una recente e autorevolissima "guida pratica" alla terapia del dolore da cancro: "La morfina non ha il limite di una dose massima giornaliera, e la dose può essere aumentata (senza limiti), per ottenere un sollievo permanente del dolore".' Anche il tanto temuto sviluppo della "dipendenza" è in questi casi un falso problema. Per quanto riguarda la dipendenza fisica, dato che gli oppioidi anche nell'uso cronico non determinano alterazioni o danni organici, non esiste un particolare motivo di preoccupazione:
se non ci sono speranze di veder scomparire il dolore, la dipendenza fisica non deve essere considerata in modo diverso da quella che lega un diabetico alla quotidiana somministrazione di insulina. Se il dolore, per fortuna del paziente, si risolve dopo un tempo più o meno lungo, la pura dipendenza fisica può essere superata senza particolari fastidi con una riduzione graduale delle dosi. La cosiddetta "dipendenza psichica" è eccezionalmente rara fra coloro che devono ricorrere agli oppioidi a scopo analgesico.
Oppioidi, dolore, sofferenza
Se distinguiamo il dolore come sensazione fisica specifica, legata alla stimolazione di certi terminali nervosi (nocicettori), dal complesso delle reazioni soggettive al dolore - ' fastidio, ansia, paura, irritazione, agitazione, tormento, angoscia, disperazione... - che in genere si definisce sofferenza, possiamo dire che gli oppioidi agiscono su entrambi, i livelli, ma soprattutto su quello superiore e più complesso, (a sofferenza. Spesso infatti il paziente riferisce che il dolore non è stato del tutto abolito dalla morfina, ma comunque è diventato meno tormentoso, e per esempio, non toglie ('appetito e non ' impedisce il sonno. Da un punto di vista neurofarmacologico, l'azione analgesica degli oppioidi avviene sia sulle vie nervose interessate dalle sensazioni dolorose (midollo spinale) che sui centri superiori coinvolti nella risposta emotiva al dolore (talamo e altre strutture encefaliche). Gli oppioidi agiscono molto più efficacemente su) dolore continuo di origine viscerale (p. es. dolore postoperatorio, dolore stenocardico) che non su quello '' trafittivo e intermittente (p. es. nevralgia del trigemino). Con un dosaggio adeguato, è
tuttavia possibile controllare in modo soddisfacente quasi ogni tipo di dolore.
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