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Dipendenza

EROINA : Entro un periodo di tempo che va da 2 sino a 6 ore dopo l'iniezione o l'inalazione di eroina, agli effetti piacevoli cominciano a subentrare quelli spiacevoli: agitazione, dolori diffusi, bisogno che a poco a poco diventa irrefrenabile di assumere un'altra dose.
In un tempo piuttosto rapido (bastano poche dosi) si sviluppa una forte dipendenza che si manifesta come desiderio prepotente di assumere nuovamente la droga e come spinta a procurarsela con ogni mezzo.
L'assunzione abituale di eroina determina una progressiva riduzione delle sostanze che agiscono nel cervello sui meccanismi che regolano la percezione del dolore (le più note delle quali sono le endorfine), oltre che la perdita di gran parte dei recettori attraverso i quali la sostanza agisce sulle cellule nervose. Se non viene assunta una nuova dose di eroina, la mancanza della sostanza in aggiunta alla riduzione delle endorfine e dei recettori provoca la comparsa della crisi da astinenza. La crisi da astinenza comincia a manifestarsi dopo poche ore dall'ultima assunzione e raggiunge il massimo di intensità entro 1 o 2 giorni. I principali sintomi della crisi da astinenza comprendono agitazione, allucinazioni, insonnia, dolori diffusi, tremori, aumento della produzione di sudore, di saliva e di muco nasale, nausea, vomito, diarrea e crampi addominali e sono tanto più intensi quanto maggiore è stata la durata del consumo di eroina. La crisi da astinenza scompare dopo l'assunzione di una nuova dose o, nel caso in cui l'astinenza prosegua, nel giro di 3-7 giorni.

Oppioidi: In genere si distinguono due fenomeni molto diversi. Si parla di dipendenza fisica fenomeno con aspetti biologici e clinici obiettivi, e di dipendenza psichica, fenomeno meno definito, poco misurabile, sfuggente, e soprattutto - per quanto riguarda le sostanze "proibite" - in gran parte legatoa specifiche e contingenti circostanze sociali e legali. Parleremo qui di seguito solo della prima, il fenomeno più semplice, che si può considerare un puro adattamento neurobiologico in risposta alla somministrazione cronica di oppioidi. Tuttavia, la dipendenza fisica non riguarda in alcun modo solo gli oppioidi, e per capirci meglio, possiamo cominciare con un esempio diverso.
Quando si somministrano cronicamente a un paziente alte dosi di corticosteroidi', si instaura una sequenza di eventi tipica dei meccanismi biologici di mantenimento dell'omeostasi. L'ipotalamo e 1'ipofisi rilevano la presenza di Ali livelli di corticosteroidi nel plasma. L'ipofisi anteriore viene indotta a ridurre la produzione di ACTH, l'ormone che stimola la produzione di corticosteroidi nelle ghiandole surrenali. Il surrene riduce quindi la sua produzione di ormoni (col tempo, se la situazione persiste, può andare incontro ad atrofia). Sc sospendessimo di colpo la somministrazione di corticosteroidi in un paziente che li ha presi per un periodo prolungato, si verificherebbe una grave crisi di insufficienza surrenalica acuta per l'improvvisa mancanza dei "normali" livelli di cortisolo. Questo perché l'organismo è diventato dipendente dallo steroide esogene > al punto da non produrre più una sufficiente quantità di ormone endogeno. Dopo una cura prolungata con corticosteroidi, il recupero funzionale dell'asse ipofisi-surrene può richiedere parecchi mesi, durante i quali si dovrà ridurre a poco a poco la dose quotidiana di farmaco. Così, l'organismo risponderà alla progressiva diminuzione dei livelli ormonali nel sangue con un graduale aumento della produzione endogena di cortisolo, fino a recuperare l'equilibrio naturale. Ma perché questo recupero sia davvero totale ci vuole molto tempo: anche per 1-2 anni dopo la fine della terapia steroidea, un paziente può richiedere dosi supplementari "protettive" di corticosteroidi in situazioni di grave stress (traumi, gravi infezioni, interventi chirurgici) perché non è ancora in grado di rispondere ad esigenze straordinarie con le sue sole risorse.In qualche modo, un fenomeno analogo si verifica a seguito della somministrazione cronica di morfina, eroina o qualunque altro oppioide agonista, anche se il meccanismo di regolazione sembra essere molto più complesso che nel caso del cortisone e non si tratta certamente di una semplice regolazione a feed-back. La specificità e l'univocità della sindrome da astinenza da oppioidi fa pensare che vi sia un vero e proprio adattamento fisiologico dell'organismo a un certo livello di saturazione c/o di risposta dei recettori. Ciò a sua volta determinerebbe l'evolversi di una complessa risposta integrata dei diversi sistemi coinvolti,che porta a uno stato di equilibrio neurobiologico nuovo e diverso da quello che

precedeva l'assunzione regolare di oppioidi.A questo punto, l'eventuale improvvisa alterazione di questo nuovo equilibrio, a seguito di una brusca sospensione del farmaco, provoca una serie di reazioni più o meno violente, in parte oggettivamente dimostrabili, e soggettivamente vissute come grave sofferenza (crisi da astinenza Sotto certi aspetti, la dipendenza fisica da oppioidi non è che l'altra faccia della tolleranza. Man mano che prendiamo oppioidi, il nostro organismo "si abitua" e mette in atto contromisure, diventando per così dire meno sensibile c meno o reattivo (tolleranza), ma anche imparando a funzionare normalmente sol(> in presenza del farmaco (dipendenza).Una dose che inizialmente avrebbe pro vocato gravi alterazioni (per esempio forte depressione respiratoria) con questa assuefazione come si diceva un tempo, diventa tollerabile e non-tossica.Nello stesso tempo, però l'organismo impara a convivere con un certo equilibrio fra concentrazione dell'agonista e saturazione dei recettoriRaggiunge una sua normalità di funzionamento (solo) in presenza di alte concentrazioni di una sostanza estranea come la morfina o l'eroina, e probabilmente riduce la sua produzione di peptidi oppioidi endogeni (dipendenza). Se, a questo punto, il nuovo equilibrio viene alterato bruscamente dalla improvvisa sospensione della somministrazione della "droga" - proprio come l'organismo non tollerante risponderebbe con una forte sofferenza all'improvvisa somministrazione di una dose elevata - l'organismo dipendente si trova in una situazione anomala da riequilibrare, e passa quindi attraverso una fase critica di sofferenza e disordine.

Abbiamo detto che la dipendenza fisica si manifesta con la comparsa di una sindrome clinica (sindrome da astinenza) all'improvvisa sospensione del farmaco. Ciò significa che, se una persona prende varie volte al giorno, per un certo tempo, un oppioide agonista e poi ne sospende bruscamente l'assunzione, entro poche ore dalla cessazione degli effetti del farmaco si manifestano ben definiti segni e sintomi di privazione, che pur non essendo pericolosi per la vita, sono particolarmente marcati e sgradevoli. Per lungo tempo la crisi da astinenza è stata considerata una finzione o almeno un'esagerazione di pazienti che volevano dimostrare a tutti i costi di aver bisogno di morfina. Oggi non la si considera più tale. In genere, qualunque persona che ha ricevuto oppioidi abbastanza a lungo per la terapia del dolore, sviluppa - insieme alla tolleranza - un certo grado di dipendenza fisica. Deve però esser chiaro che questa, di per sé - soprattutto considerando la bassa tossicità cronica degli oppioidi - significa poco o nulla. Il paziente che a un certo punto non ha più bisogno di analgesici, può superarla facilmente e senza disturbi con una riduzione graduale delle dosi (molto più rapida che con il cortisone!). Come si è già osservato, queste persone, anche dopo l'uso prolungato di oppioidi, non sviluppano quasi mai quel tipo di dipendenza psichica che porta alla ricerca del farmaco al di là della necessità clinica.

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