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Stelle
Osservando il cielo, le stelle appaiono come migliaia di
puntini luminosi, diversi per intensità, colore e dimensione,
che si trovano stampati su di un'unica superficie a disegnare
le piu' svariate forme. Sin dai tempi antichi allora,
nonostante esse occupino queste zone contigue del cielo solo
per effetto prospettico, essendo distanti fra loro a volte per
migliaia di anni luce, è stato possibile raggruppare le più
luminose in modo da formare quelle figure a cui si è dato il
nome di costellazioni.
Le stelle si sono meritate inoltre nel corso dei secoli
l'appellativo di fisse, anche se in effetti, al pari di
tutti i corpi del sistema solare, si muovono (moto
proprio), ma in maniera talmente lenta che per notare
degli spostamenti bisognerebbe attendere millenni. Questo
perchè, a differenza dei pianeti, si trovano ad una distanza
talmente grande da rendere l'angolo che deriva dallo
spostamento quasi impercettibile.

Le stelle si distinguono in base alla magnitudine
relativa (luminosità apparente), una scala di valori
centrata sullo zero, corrispondente al valore della stella
Vega, con i valori piu' alti espressi con numeri negativi. La
differenza fra le prime e le ultime è di circa 1 a 500, vale a
dire che le stelle di 1a magnitudine saranno 500
volte piu' luminose di quelle dell'ultima classe
(25a).
Un'attenta valutazione va posta dunque alle distanze ed
alle dimensioni stellari, che se non correttamente valutate
possono portare a considerazioni errate. Il Sole infatti, una
stella di medie dimensioni, che è anche la piu' vicina a noi
(dista in media 149,6 milioni di chilometri, pari a 8 minuti
luce), ci sembra ben piu' grande e luminoso di tante altre
stelle, che pur emettendo luce per migliaia di volte tanto,
appaiono molto deboli e minuscole a causa della loro
lontananza.

| NOME |
COSTELLAZIONE |
DISTANZA(A.L.) |
MAGNITUDINE |
| Sole |
- - - - - |
8 m.l. |
-26,4 |
| Sirio |
Cane maggiore |
8,6 |
-1,4 |
| Canopo |
Carena |
312 |
-0,7 |
| Rigil Kentaurus |
Centauro |
4,4 |
-0,2 |
| Arturo |
Bifolco |
36,7 |
-0,1 |
| Vega |
Lira |
25,3 |
0 |
| Capella |
Auriga |
42,2 |
0,08 |
| Rigel |
Orione |
773 |
0,1 |
| Procione |
Cane minore |
11,4 |
0,3 |
| Achernar |
Eridano |
144 |
0,4 |
| Betelgeuse |
Orione |
427 |
0,5 | |
Per ovviare a questo problema, e considerando che
l'intensità della luce diminuisce col quadrato della distanza
della sorgente, si usa allora la magnitudine assoluta
(luminosità effettiva), ossia si considerano i corpi stellari
come posti tutti alla stessa distanza, fissata per convenzione
in 10 parsec, equivalenti a circa 32 anni luce.

Per risalire alla distanza stellare, un metodo molto usato
è quello che sfrutta il fenomeno della parallasse
annua. Infatti, considerando il nostro pianeta in un punto
qualsiasi della sua orbita, e puntando da esso una stella
x, dopo sei mesi, quando la Terra sarà in un punto
esattamente opposto, si vedrà lo stesso astro spostato sullo
sfondo celeste di un angolo che sarà tanto piu' piccolo quanto
esso sarà distante da noi. Misurando dunque l'entità di tale
angolo, e conoscendo il raggio dell'orbita terrestre, 1 U.A.,
dalla trigonometria avremo la distanza D=1: tgA
espressa in parsec.

Tuttavia per le stelle piu' lontane, essendo l'angolo
risultante talmente piccolo da non poter essere misurato, si
usano altri metodi come quello spettroscopico o quello
delle cefeidi.
Il primo consiste nello scomporre la luce della stella
nelle sue componenti fondamentali facendola passare attraverso
un prisma. Analizzandola si notano le bande colorate dello
spettro che risultano separate da righe oscure, che non sono
altro che assorbimenti da parte dei gas che compongono il
corpo stellare. Da queste è dunque facile risalire alla
composizione chimica ed alla magnitudine assoluta delle
stelle, che poi posta a confronta con quella apparente ci darà
la distanza.
Spesso si ricorre anche alle cefeidi, da Delta
Cephei, la prima stella con queste proprietà ad essere stata
scoperta, che hanno la caratteristica di variare in modo
regolare la loro luminosità secondo un periodo ben determinato
che è direttamente proporzionale alla stessa intensità
luminosa. Dunque piu' lungo sarà questo periodo, maggiore
risulterà la magnitudine assoluta, dalla quale otterremo poi
quella apparente e quindi la distanza.
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