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Gatti erotomani, uccelli ebbri ed elefanti ubriachi. Sono alcuni esempi di animali che si drogano. L'uso di sostanze psicoattive per modificare gli stati di coscienza, infatti, non è un comportamento tipico solo degli esseri umani. «I dati che ho raccolto - dice Giorgio Samorini, un etnobiologo bolognese autore del libro «Animali che si drogano» - sono la punta dell'iceberg di un fenomeno che la scienza sta scoprendo solo ora». Un fenomeno che assume proporzioni sempre più vaste, man mano che il lavoro degli scienziati fa passi avanti. «Anche di recente - spiega l'esperto - sono state scoperte una ventina di nuove specie che fanno uso di sostanze psicoattive di origine naturale, come funghi o piante di vario tipo». Specie che si aggiungono a quelle che già si conoscono: le mucche che mangiano erbe selvatiche che procurano l'ebbrezza, come l'Astragalus Lambertii, o le renne siberiane che si cibano del fungo allucinatorio, Amanita muscaria, e gli elefanti che si ubriacano con i frutti di alcune palme. Si tratta di fenomeni che i nostri progenitori conoscevano già. Come narrano antiche leggende etiopi o del Kansas. Agli elefanti, per esempio, piace talmente l'alcol, che nel 1985 un branco di 150 esemplari irruppe in un laboratorio clandestino di distillazione nel Bengala, ingollò grandi quantità di malto distillato e scorrazzò per la campagna seminando morte e distruzione. Esistono anche «insetti spacciatori»: sono coleotteri che sono ospitati nei nidi di alcune specie di formiche. I coleotteri permettono alle formiche di succhiare le secrezioni dei loro addomi e sono «pagati» con cibo e cure. Queste secrezioni hanno una particolare natura inebriante per le formiche, che finiscono disorientate, incerte sulle zampe, traballano e perdono l'equilibrio. Difficile però spiegare perché gli animali seguano questi comportamenti. «Esistono varie teorie, ma sono nebulose. La più attendibile assegna all'uso di droghe una funzione evolutiva. Permetterebbe agli animali di uscire dai rigidi schemi di comportamento dettati dall'istinto, facendone sperimentare di nuovi».
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